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Energia e Montagne 3

I conti della serva – 3: tanto sforzo per niente?


La sfida globale della decarbonizzazione: l’atmosfera è un sistema unitario

Una delle principali argomentazioni addotte a sostegno della proliferazione degli impianti eolici sulla dorsale appenninica risiede nella necessità di ridurre significativamente le emissioni di CO₂, sostituendo la generazione di energia da combustibili fossili con quella da fonti rinnovabili (FER).

È scientificamente assodato che le emissioni di anidride carbonica e di altri gas climalteranti derivanti dall’impiego di energia da fonti fossili per la produzione di beni e servizi costituiscano la causa primaria del mutamento climatico globale. La loro rapida riduzione rappresenta una priorità assoluta, il cui successo rimane tuttavia tutt’altro che scontato. L’atmosfera terrestre si configura come un sistema unitario e indivisibile: il conseguimento dell’obiettivo climatico richiede pertanto un’azione sinergica e coordinata tra tutte le nazioni. Qualsiasi intervento parziale o settoriale rischia di rivelarsi del tutto inefficace.

Ripartizione mondiale delle emissioni di CO2 da parte dei paesi più industrializzati (in Giga tonnellate di anidride carbonica equivalente). Si nota il contributo dell’Italia particolarmente basso anche rispetto all’Europa .

Se la quantificazione dell’impatto ambientale indotto dai singoli Stati risulta lineare, la definizione di un accordo globale sulle modalità di abbattimento delle emissioni innesca dinamiche geopolitiche ed economiche di estrema complessità, a causa dei molteplici fattori interconnessi e spesso divergenti. Si possono citare alcuni esempi. Attualmente, la Cina rappresenta il maggiore emettitore globale di CO₂, superando anche gli Stati Uniti. Ciononostante, nel caso di un bene manifatturato in territorio cinese, l’impronta carbonica generata dal processo produttivo dovrà essere imputata al Paese produttore o al consumatore occidentale che ne acquisisce l’utilità per soddisfare il proprio fabbisogno?

Affrontare la decarbonizzazione in modo reale

Si pone inoltre il dilemma relativo a quali indicatori siano più idonei a governare la ripartizione delle quote di riduzione. Scegliere il Prodotto Interno Lordo oppure gli indici di qualità della vita produrrà obblighi e pesi molto diversi. È noto che, confrontando aree geografiche caratterizzate da standard socio-economici omogenei – quali gli Stati Uniti, l’Europa occidentale e l’Italia – emergono discrepanze macroscopiche nell’impronta ecologica prodotta. A parità di beni e servizi fruiti, un cittadino statunitense immette in atmosfera il doppio della CO₂ rispetto a un cittadino dell’Europa occidentale, il quale a sua volta registra un’emissione superiore di circa il 12% rispetto a un cittadino italiano.

andamento storico delle emissioni di CO2 in Italia, USA e Cina; in quest’ultimo paese si evidenzia l’impennata della produzione di anidride carbonica dopo il 2000 a causa dei profondi mutamenti del sistema produttivo cinese. Malgrado ciò la produzione di CO2 per abitante risulta equivalente tra USA e Cina. L’Italia mantiene costante i suoi valori con una leggera costante diminuzione negli anni recenti

Ulteriori asimmetrie si evidenziano nel confronto tra Paesi con differenti livelli di sviluppo e di efficienza industriale. L’Italia si colloca storicamente tra le economie a minore intensità di emissioni. Di conseguenza, uno sforzo unilaterale da parte del nostro Paese per contrarle ulteriormente produrrebbe un impatto trascurabile sul computo globale, a fronte del rischio concreto di generare costi economici e sociali insostenibili, nonché pericolosi squilibri competitivi sul mercato internazionale.

CO2emissione globale (Gt/anno)per abitante (t/anno)
CINA12,678,9
USA4,8515,3
INDIA3,202,19
EU2,786,2
ITALIA0,3235,5

Tali ostacoli, unitamente ad altre criticità di natura strutturale, chiariscono le ragioni per cui le odierne strategie climatiche fatichino a mitigare le esternalità ambientali negative connesse al mercato dell’energia. Affermare, pertanto, in termini generici che “è necessario ridurre la CO₂”, senza un riferimento concordato al quadro ambientale ed economico complessivo, che tenga conto della diversità delle situazioni territoriali, rischia di ridursi a un mero enunciato retorico.

L’eolico in Appennino

Il caso dell’eolico in Appennino rappresenta, in tal senso, un evidente paradosso. Una soluzione tecnologica basata su aerogeneratori di grandi dimensioni – progettati e ottimizzati industrialmente per contesti nordeuropei caratterizzati da morfologia pianeggiante, alta ventosità e bassa densità abitativa – non costituisce tout court la risposta idonea per le regioni montuose dell’Italia centrale. Queste ultime sono infatti contraddistinte da mosaici ecosistemici ad alto valore naturalistico e agro-forestale, nonché da insediamenti storici e architettonici fortemente caratterizzati, riconosciuti in tutto il mondo per la loro unicità, che compongono paesaggi di straordinario pregio percettivo e socio-economico.

L’installazione di tali impianti avviene peraltro in zone a bassa ventosità e con una notevole irregolarità dei flussi atmosferici, richiedendo al contempo opere infrastrutturali ad altissimo impatto territoriale. Inoltre, come già argomentato nei contributi precedenti, a fronte di una severa perdita di valore ambientale, paesaggistico e territoriale, l’effetto sulla riduzione delle emissioni climalteranti in Italia risulterebbe del tutto marginale, mentre l’impatto sulle economie e sull’abitabilità delle zone interne sarà devastante.

Sorge dunque il fondato sospetto che i progetti in via di autorizzazione, o già cantierati, siano stati localizzati nell’area appenninica non tanto perché lì si è individuata una particolare vocazione alla produzione di energia con il vento, quanto piuttosto perché l’Appennino e le aree interne rappresentano oggi territori fragili e privi di adeguato peso politico, quindi facilmente condizionabili. Tali contesti rischiano così di divenire preda di logiche economiche di stampo estrattivo, le quali stanno progressivamente assumendo i tratti di un vero e proprio neocolonialismo territoriale.

scheda escursione a Montelago