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STORIE DI GHIACCIO

Clima e ghiacciai

Vadret de Morteratsch
Anfiteatro glaciale della Vedretta di Morteratsch nel gruppo del Bernina ( Alpi Retiche)

Ha destato meraviglia e qualche preoccupazione la recente notizia che, per motivi di sicurezza, si è decisa la chiusura dello storico rifugio Marco e Rosa (3597 m), punto d’appoggio fondamentale per l’alpinismo nel gruppo del Bernina. La decisione è stata presa a causa della pericolosità dell’attraversamento del ghiacciaio di Scerscen Superiore, necessario per raggiungere la struttura ma reso impraticabile dall’intensa fusione del ghiaccio e dall’apertura eccessiva della crepaccia terminale.

Si tratta di uno dei tanti effetti del riscaldamento climatico, caratterizzato da estati sempre più roventi e dalla diminuzione delle precipitazioni nevose anche in quota. Nell’arco alpino l’impatto è profondo e si traduce in una drastica e veloce riduzione delle masse glaciali. Quest’anno, già il 29 giugno si è raggiunto il fatidico Glacier Loss Day (GLD): il giorno in cui il mantello di neve invernale, che ricopre e protegge il ghiaccio sottostante, si scioglie completamente. Di conseguenza, il ghiaccio fossile rimane esposto alla fusione, subendo una perdita di massa irreversibile. Negli ultimi 25 anni, ad esempio, il monitoraggio dei ghiacciai delle Alpi svizzere – tra i più estesi di tutta la catena montuosa – ha rilevato la perdita di oltre il 40% del loro volume.

Il meccanismo è simile a quello di un conto corrente: se la quantità di neve invernale supera quella che si scioglie in estate, il ghiacciaio accumula un “capitale” sotto forma di un nuovo strato di ghiaccio; se invece lo scioglimento prevale, il bilancio va in rosso, intaccando le riserve storiche. Il limite altimetrico che separa la zona di accumulo da quella di fusione (ablazione) è detto “limite delle nevi permanenti”. La riduzione di massa comporta, come conseguenza, la progressiva risalita del fronte glaciale verso quote sempre più elevate. Negli ultimi anni, la frequenza dell’innalzamento estivo dello zero termico oltre i 4500 metri di quota è andata aumentando, favorendo i processi di fusione anche ad altezze estreme.

Sebbene il ritiro delle lingue glaciali sia un fenomeno secolare iniziato a metà dell’Ottocento con la fine della Piccola Età Glaciale (PEG), gli eventi torridi estivi inaugurati dal picco del 2003 sono andati aumentando negli anni successivi. Questi fenomeni sono cresciuti in intensità e frequenza, rappresentando un’anomalia senza precedenti negli ultimi due secoli. Le notevoli conseguenze sull’ecosistema alpino e sull’economia globale, seppur difficili da quantificare, sono allarmanti; tra le più immediate ed evidenti si colloca la drastica diminuzione della portata dei più importanti fiumi europei, tutti a prevalente alimentazione glaciale.

Vedretta di Morteratsch, un ghiacciaio didattico

Quasi tutti i ghiacciai alpini permettono di osservare le trasformazioni in atto. Alcuni, per la loro esposizione e per essere stati studiati più approfonditamente, assumono un vero carattere didattico per chi è interessato alla conoscenza dell’evoluzione naturale e morfologica dell’ambiente montano. Uno di questi, a mio avviso, è la Vedretta di Morteratsch, nelle Alpi Retiche svizzere. Il ghiacciaio appartiene al complesso glaciale del massiccio del Bernina (4049 m) e la sua lingua si sviluppa in direzione NNE nel cuore delle Alpi del Canton Grigioni. Le acque di fusione alimentano il torrente proglaciale Ova da Bernina, affluente dell’Inn che poi le convoglia nel Danubio.

Il torrente proglaciale occupa il fondovalle della valle di Morteratsch. Dove adesso c’è un fitto bosco di conifere fino alla fine dell’800 s’intrudeva una spessa lingua di ghiaccio che raggiungeva l’attuale stazione ferroviaria allo sbocco della valle (1890 m). Il Ghiacciaio si trova ora a quota superiore ai 2000 metri

La Vadret de Morteratsch è ghiacciaio molto noto anche dal punto di vista turistico per la presenza, ai piedi della valle glaciale, della linea ferroviaria retica (il famoso trenino rosso) – nota in tutto il mondo e dichiarata Patrimonio Unesco. Ciò ha facilitato le osservazioni e la raccolta di documentazione fotografica e morfologica fin dalla fine dell’ottocento, permettendo così di ricostruire con grande dettaglio la storia evolutiva del ghiacciaio.

l’ardita linea delle Ferrovie Retiche, che collega Tirano a St. Moritz, permette ci circumnavigare il massiccio del Bernina con vista panoramica sui ghiacciai che scendono sul versante settentrionale.

Secondo i rilevamenti della Rete svizzera di monitoraggio dei ghiacciai (GLAMOS)1, la Vedretta di Morteratsch – il maggiore apparato glaciale del massiccio del Bernina – ha registrato un arretramento lineare di quasi 3 chilometri a partire dal 1878. Il trend di contrazione mostra accelerazioni stagionali impressionanti: nel solo 2022 la lingua glaciale è arretrata di ben 23 metri ( nel biennio 22-23 la perdita di massa è stata almeno del 10 %) mentre nella serie storica recente spiccano i picchi drammatici del 2015 e del 2016, anni in cui il fronte è risalito rispettivamente di 164 e 134 metri.

ricostruzione su base 3D Google Earth delle principali fasi storiche di arretramento della lingua glaciale del Morteratsch

Oggi, dalla stazioncina di Morteratsch, si può percorrere il comodo e ampio sentiero glaciologico che conduce ai piedi dell’attuale fronte glaciale, dove numerose tabelle esplicative permettono di conoscere le tappe di ritiro del ghiacciaio nel tempo, a partire dalla fine della Piccola Età Glaciale nel XIX secolo.

In questa fotografia del fotografo Unbekannt su lastra dell’Archivio universitario di Zurigo2 si può osservare il massimo sviluppo della lingua glaciale della Vedretta del Morteratsch come la si poteva osservare nel 1895. Il ghiacciaio è ancora nella condizione raggiunta durante tutta la fase di massimo raffreddamento della PEG.

Percorrendo l’attuale valle proglaciale, grazie alla freschezza morfologica delle morene laterali costruite durante la massima espansione della lingua del Morteratsch si ha un’idea precisa del grande spessore di ghiaccio che la occupava durante la PEG, praticamente fino alla metà – fine dell’ottocento (linea tratteggiata).

In questa immagine panoramica del 19693 (foto: Comet Photo AG (Zürich)) il ghiacciaio ha già perso molto del suo volume e la lingua glaciale, ancora ben strutturata, si trova ormai tutta all’interno del solco scavato durante la PEG di cui rimangono segni ben visibili nei due cordoni morenici laterali morfologicamente ben delineati.

La sezione topografica tratta perpendicolarmente alla lingua terminale del ghiacciaio dà un’idea precisa della differenza di massa glaciale tra l’attuale e la massima espansione durante la PEG (Piccola età glaciale) a metà dell’800. La superficie glaciale si è abbassata di circa 100 metri.

L’attuale terminazione della lingua glaciale, nascosta dietro questa soglia rocciosa, si trova linearmente a circa 3,4 km dal limite raggiunto nel corso della PEG, quando il fronte del ghiacciaio giungeva a poca distanza dall’attuale stazione di Morteratsch. A quell’epoca la massa glaciale aveva uno spessore di circa 100 metri e riempiva completamente il fondovalle dell’Ova da Bernina. Il torrente proglaciale, alimentato dalla fusione del ghiaccio, con la sua cospicua portata testimonia l’intensità del processo specialmente in estate. Sulla spalla idrografica sinistra si nota la presenza di ghiaccio nero, in gran parte ricoperto dai detriti del till glaciale.

Tra gli effetti della rapida deglaciazione in atto nell’alta montagna alpina, è da rilevare l’aumento dei rischi per l’alpinismo. Ciò è dovuto alla variazione di molti itinerari classici, spesso non più praticabili, e ai crolli sempre più frequenti di seracchi e masse rocciose, rese instabili dalla degradazione del permafrost.


Riferimenti

  1. (GLAMOS (2024). Swiss Glacier Length Change, release 2024, Glacier Monitoring Switzerland, doi:10.18750/lengthchange.2024.r2024) ↩︎
  2. ETH Library Zurich, Image Archive / Ans_06512
    DOI Link http://doi.org/10.3932/ethz-a-000239983 ↩︎
  3. ETH Library Zurich, Image Archive / Com_F69-16375
    DOI Linkhttp://doi.org/10.3932/ethz-a-000735143 ↩︎
scheda escursione a Montelago